Pericoli e Sicurezza


PERICOLI

La causa di un incidente è normalmente intesa come ciò che l’ha determinato. Per evidenziare la responsabilità, o meno, dell’uomo, le cause vengono meglio specificate in “cause soggettive” e “cause oggettive”. Le prime sono quelle alla cui base c‘è l’errore umano, nella maggior parte dei casi, mentre le cause oggettive sono quelle in cui si può escludere l’errore e dove l’imprevedibile può superarci.
Il modo migliore per evitare gli incidenti è quello di prevenirli, non bisogna fidarsi mai in modo acritico né delle informazioni ricevute prima della partenza (anche scritte in una guida), né di quel che si trova in loco (anche se in apparenza ben messo), né delle proprie forze, che in determinate condizioni meteorologiche, scariche di sassi, attacchi di panico, contrattempi gravi, ecc., possono venire modificate dalla situazione psicologica imprevista.

CAUSE PIU’ FREQUENTI DI INCIDENTE
1. Inesperienza e/o ignoranza;
2. Errata valutazione dei propri limiti;
3. Attrezzatura inadeguata;
4. Fattori meteorologici;
5. Fatalità.

PREVENZIONE DELL’INCIDENTE
1. Comparare le difficoltà ed i rischi alle capacità dei partecipanti;
2. Pianificare accuratamente l’escursione, comunicandone il programma a terzi;
3. Controllare la attrezzature prima della partenza;
4. Avere sempre il polso della situazione;
5. Non lasciarsi trascinare dagli altri.
I fenomeni atmosferici sono alla base delle più gravi tragedie della montagna, fanno parte dei “pericoli oggettivi” e sono: il freddo, il ghiaccio, le valanghe, la pioggia e i temporali, la nebbia e le tormente, il vento, i fulmini, il caldo e la radiazione solare.

Il freddo se è senza vento facilita la progressione su neve e ghiaccio e riduce il rischio di caduta di pietre sulle pareti d’alta quota. In presenza di vento invece, il freddo può diventare fastidioso, limitando l’attività (ad esempio impedendo di maneggiare attrezzi senza guanti), o provocando danni temporanei o permanenti ai tessuti viventi (geloni o assideramenti) e inoltre causando anche la morte per ipotermia (quando la temperatura corporea scende al di sotto dei 30 °C). In questi casi è bene coprirsi adeguatamente curando particolarmente l’equipaggiamento e facendo anche molta attenzione a ciò che stringendo potrebbe ostacolare la circolazione del sangue , soprattutto alle estremità di mani e piedi.

Il ghiaccio. Si presenta lucido e compatto, molto scivoloso. Nelle stagioni fredde è molto pericoloso affrontare pendii e creste senza l’uso dei ramponi e della piccozza.

Le valanghe. Sono condizionate molto dalle condizioni meteorologiche e dalla morfologia del terreno. Sul Pollino le condizioni di distacco di valanghe sono rare.
Tuttavia è bene non sottovalutare questo fenomeno e se proprio dovete attraversare un tratto esposto a pericolo di valanghe è bene tenere a mente questi piccoli accorgimenti:
- slacciate la cinghia in vita dello zaino, sfilate uno spallaccio ed i cinghietti dei bastoncini da sci o della piccozza;
- se siete dotati del ricetrasmettitore da valanga accertatevi che sia acceso in trasmissione;
- riparate il naso e la bocca con un foulard nel caso siate travolti;
- procedete uno alla volta andando leggermente in discesa;
- non staccate mai gli occhi di dosso da chi sta attraversando, sia per avvisarlo in caso di distacco, sia per localizzare il punto in cui può rimanere eventualmente sepolto.
La vittima da valanga va incontro a lesioni traumatiche durante la caduta, asfissia per assenza di circolazione d'aria sotto la massa nevosa e ad ipotermia per la bassa temperatura.

La pioggia ed i temporali causano il rapido ingrossamento di ruscelli e torrenti con difficoltà di attraversamento e talora frane e colate di fango. La pioggia rende scivolose le superfici e se bagna gli abiti, sottrae molto calore al corpo.

La nebbia e le tormente provocano una scarsa visibilità, con conseguente perdita di orientamento, mancanza di percezione della pendenza e della distanza degli ostacoli. Solo se si conosce perfettamente bene la zona e si è sicuri quindi di rintracciare bene il sentiero proseguite con bussola ed altimetro, specie su ghiaccio e terreno esposto, altrimenti bisognerà mantenere unito il gruppo e accettare un bivacco di fortuna fino al miglioramento delle condizioni atmosferiche, si eviterà il rischio di incidenti gravi: caduta in dirupi, cambio di direzione inatteso, ecc.

Il vento. Se è forte può far cadere da una cresta o impedire la progressione. Se l’aria è asciutta il vento aumenta la perdita di liquidi, se l’aria è fredda aumenta la perdita di calore dal corpo. Inoltre il vento rimaneggia la neve e può aumentare il pericolo di valanghe. Inoltre se vi muovete lungo una cresta fate molta attenzione alle cornici perché sotto il vostro peso possono distaccarsi e crollare; restate sempre nella zona di sicurezza.

I fulmini. In montagna, chi non è al riparo durante un temporale, prova forte disagio psicologico per il timore di essere colpito da un fulmine; infatti il più delle volte rappresentano un pericolo mortale. Nell’imminenza di un temporale evitate i luoghi culminanti (vette o creste) e scendete rapidamente di quota il più possibile. Evitate alberi isolati, tralicci, cappelle con croci. Scegliete come riparo fitti boschi, grotte, depressioni del terreno, ma senza appoggiarsi a pareti rocciose, specie se umide. Depositate gli oggetti metallici a qualche metro di distanza e mettetevi in posizione rannicchiata (non seduti o sdraiati) su tutto quello che abbiamo a disposizione: zaino, materassino, sacco a pelo, possibilmente su una pietra un po’ sporgente dal suolo, tenendo i piedi uniti e le ginocchia contro il petto.

Il caldo. Anche una bella giornata soleggiata, serena e calma cela i suoi rischi meteorologici. Da un punto di vista di pericoli oggettivi in ambiente montano, il caldo può favorire la caduta di pietre, rammollire la neve crostosa rallentando la progressione, facilitare il cedimento e conseguente crollo di valanghe.
Sull’escursionista, il forte soleggiamento e l’alta temperatura possono provocare un colpo di calore e la disidratazione. E’ consigliabile quindi bere molto, reidratandosi, così facendo inoltre si mantiene una elevata fluidità del sangue limitando l’insorgenza dei sintomi del mal di montagna.
La combinazione di una lunga esposizione al sole unita alla temperatura elevata può far insorgere sull’organismo, anche a riposo, l’insolazione, che si manifesta con vertigini, emicrania, spossatezza. E’ buona norma d’estate ripararsi la testa e la parte posteriore del collo con un copricapo leggero.

La radiazione solare. In montagna, in estate come in inverno, la bassa concentrazione di pulviscolo e il minor spessore dell’atmosfera determinano un’elevata trasparenza dell’aria alla radiazione ultravioletta emessa dal sole. I raggi ultravioletti non trasmettono calore ma provocano ustioni più o meno gravi, ciò impone una maggiore cautela nell’esposizione prolungata al sole specie ad alta quota e alle basse latitudini, in quanto l’aumento della penetrazione della radiazione dannosa è causa di insorgenza di tumori cutanei.
La luce intensa inoltre, prodotta dal riverbero della neve, può irritare o danneggiare seriamente gli occhi, provocando l’oftalmia. Tutto può cominciare con un semplice bruciore e trasformarsi nel giro di 6-10 ore addirittura in cecità transitoria che dura almeno 48 ore, impedendo qualsiasi movimento. L’uso di occhiali da sole con filtro UV è indispensabile, soprattutto su terreno innevato.

SICUREZZA

Naturalmente l’uomo in montagna cerca la Vita, cerca esperienze forti, fatte di passione ed amore per la libertà, momenti che sono intrisi di fatica e a volte di rischio e anche di morte.
Prima di sperimentare la gioia e la libertà delle montagne, bisogna prepararsi ad affrontarla acquisendo preparazione tecnica, fisica, mentale e psicologica necessarie.
Le nostre montagne, quelle del Pollino, sono montagne relativamente facili, relativamente, poiché anch’esse in determinate condizioni e per particolari itinerari possono nascondere insidie.
La montagna presenta sempre delle incognite e quindi chi l’affronta deve sapere che va sempre incontro a qualche rischio e che l’entità del rischio che si è disposti ad accettare è una decisione personale.
Pertanto l’andare in montagna è anche competenza, equipaggiamento e forza, sono questi gli strumenti che ci permettono di andare in montagna senza costituire un pericolo per noi stessi, per gli altri e per l’ambiente.
In montagna di errori è meglio non commetterne, anche piccoli, perché la montagna a volte non perdona.
Un atteggiamento positivo e realistico e, quindi onesto verso se stessi è il modo migliore per poter valutare in maniera lucida e realistica circostanze e condizioni ambientali, a differenza di un approccio ostinatamente positivo che può degenerare in una eccessiva fiducia in se stessi, a volte pericolosa.
Il buon senso è forse una delle qualità più apprezzate di ogni frequentatore della montagna. Il frequentatore della montagna deve essere in grado di superare situazioni difficili e di risolvere i problemi, confrontandosi con i fattori esterni, come le condizioni metereologiche avverse, gli incidenti, e con quelli interni, quali la paura, la stanchezza, il desiderio.
Bisogna tenere presente che come in ogni cosa il modo migliore per prepararsi a qualunque attività e la pratica.
Quando si va in montagna bisogna essere flessibili e se vi accorgete che le condizioni non sono ideali state sempre pronti a cambiare il programma o il percorso prescelto.
Bisogna fare sempre in modo che in montagna un’escursione sia sempre un’esperienza divertente e priva di rischi inutili.
Tutti i frequentatori della montagna sperano che le cose vadano sempre per il verso giusto ma non sempre è così.
Pertanto,
la sicurezza in montagna al 100% non esiste.
La sicurezza si può ricercare:
- nelle attrezzature;
- nell’addestramento;
- nell’ambiente;
- nei compagni;
- e soprattutto…..nella nostra testa!!

REGOLE FONDAMENTALI:
- conoscere se stessi e i propri limiti;
- non considerare la montagna un nemico da abbattere;
- i limiti di un gruppo sono quelli dell’elemento più debole;
- e più onorevole (e più saggio) saper rinunciare che ostentarsi (e finire nei guai!!).