I "fossili guida" del Pollino


Le rudiste vivevano 180 milioni di anni fa nel grande Mare della Tetide, precisamente nelle scogliere poco profonde. Sono molluschi oggi estinti di cui è facile trovare traccia delle dure conchiglie nelle rocce di Colle dell’Impiso ma anche lungo il fondo del Canyon del Raganello.
Le rudiste erano organismi solitari ma anche gregari, a volte vivevano in dense associazioni con gusci spesso a contatto. Misuravano qualche centimetro ma potevano arrivare anche ad un metro di altezza. La conchiglia, di forma conica, era provvista di due valve, quella inferiore fissa e quella superiore provvista di cappello. Quest’ultima si chiudeva su quella sottostante per mezzo di due denti che andavano ad incastrarsi in due fossette presenti nella valva fissa. Questi molluschi prediligevano acque limpide, calde ben ossigenate e penetrate dalla luce e in cui non si riscontravano sensibili variazioni di temperatura e salinità. Vivevano adagiati sul substrato se questo era soggetto a bassi tassi di sedimentazione, ma anche infossati nel sedimento per 2/3 della loro altezza. Addirittura in ambienti soggetti ad acque con correnti moderate potevano appoggiarsi direttamente sul fondo incrostando fondali duri.
Le rudiste possono essere considerate degli ottimi fossili guida, poiché indicano con buona precisione l’età della roccia in cui vengono rinvenute. 
Molto interessanti risultano gli affioramenti di fossili dalle forme cilindriche allungate di pochi mm di diametro presenti presso il Colle di San Martino. Si tratta di resti di alghe dasicladacee (Griphoporella), messe in evidenza grazie all’erosione sulle superfici esposte. Queste alghe presenti intorno a circa 220 milioni di anni fa, vivevano attaccate in fondo al mare per mezzo di radici. Vivevano in acque temperate e calde, soprattutto tra il livello di bassa marea e pochi metri di profondità. 
Sempre intorno ai 250 – 220 milioni di anni fa risalgono i fossili megalodonti, molluschi caratterizzati da una grande conchiglia con valve molto spesse, riscontrabili nei pressi del Monte Cerviero. Oggi estinti erano molto comuni nel Triassico e vivevano negli ambienti lagunari con acque calme e basse parzialmente infossati nel fango. Gli esemplari più grandi raggiungevano anche i 20 cm di diametro. La curiosa “forma a cuore” o “ferro di cavallo” deriva dalla sezione delle due valve, i contadini scambiavano questi fossili per tracce lasciate “da mandrie di cavalli” o addirittura “dal demonio”.