28 aprile 2016

Sassòne dimenticato



Abbandonata misteriosamente nel XIII secolo, il sito archeologico di Sassone, nel comune di Morano Calabro,  è tornato nell’oblio dopo l’anno 2002, quando è stata realizzata l’ultima campagna di scavi dall’Università della Calabria diretta dal prof. Giuseppe Roma.
Altre indagini si erano svolte nel 1996 e nel 1999 sempre dirette dal prof. Roma, tali operazioni archeologiche hanno fornito nuovi dati alla storia dell'insediamento di Sassòne. 
Il sito era caratterizzato da una imponente fortificazione che cingeva tutta l’altura con un perimetro di 1500 metri, dotata di porte, alcune secondarie quasi del tutto scomparse ed una porta urbica principale ancora evidente a nord della fortificazione. Lo spessore della muratura è di 0,80 metri per avvicinarsi ai 2 metri nei punti di accesso.  
Durante le indagini archeologiche sono venuti alla luce:

  • un edificio di culto databile al X-XI secolo, sovrapposto ad una precedente area funeraria come mostra il gruppo di tombe riportato alla luce al suo interno e che sicuramente fa parte di un cimitero probabilmente più esteso;
  • un secondo edificio di culto anch’esso datato al X-XI secolo, ad aula unica con l’abside ancora evidente posto ad est e due ingressi localizzati, il primo decentrato sul lato lungo a meridione e l’altro sul lato ad occidente in posizione perfettamente centrale;
  • una torre di guardia, a pianta quadrata, ammorsata al muro di cinta a monte dell’ingresso principale ed aggettante sul versante occidentale ma in posizione sia da vedere il borgo di Morano Calabro che la Piana di Sibari.

Le indagini, nel sito di Sassone, hanno permesso il recupero di un totale di 1262 frammenti cronologicamente compresi fra il VII e il IX secolo, a testimonianza della frequentazione del sito in età longobarda.
In questo ambito risulta molto interessante la Grotta di Donna Marsiglia, una caverna preistorica adibita a sepolcreto nel periodo Neolitico e nella prima Età dei Metalli dove sono state rinvenute asce rituali di selce nera, frammenti di ceramica ed un cranio slegato dal resto dello scheletro. La grotta fu scoperta nel 1960 da Agostino Miglio da Castrovillari e poi esplorata da Santo Tinè.
Nonostante le indagini, ahimè troppo presto sospese e le fonti scritte troppe scarse e lacunose, su Sassòne rimane un alone di mistero che suscita ancora oggi negli appassionati della storia locale e prima ancora nei numerosi studiosi del passato ipotesi suggestive sulla sua origine. C’è chi la vuole individuare nella Syphaeum (in realtà Lymphaeum) menzionata da Tito Livio in un passo delle sue Storie all’epoca degli Ottoni in Calabria (X sec. d.C.), il Barrio addirittura fa risalire le origini di Morano alle rovine di Sassòne. Il Tufarello sostiene che dopo la distruzione di Sibari ad opera dei Crotoniati nel 510 a.C. alcuni abitanti in fuga da Sibari distrutta andarono ad abitare al “Monte Sassòne”, il Severini al contrario nega l’esistenza storica di Sassòne  mai documentata. Biagio Cappelli pensa che Sassòne fosse una città fortificata che accoglieva i profughi durante le incursioni degli Ottoni in Calabria, il Campolongo sostiene che vi sorgeva l’ospedale dei Sassòni, mentre altri sostengono che Sassòne fosse un’istituzione dei Sassòni sulla via dei pellegrini in Terra Santa.    
Agostino Miglio, in una minuziosa analisi, corredata anche di cartina topografica con una pianta approssimativa dei resti della cinta muraria, giudicò Sassòne un avamposto fortificato degli Ottoni e la ritenne, per struttura e situazione topografica un “castrum sassone”.
Secondo il prof. Roma si tratta di un insediamento altomedievale, le mura di cinta, datate intorno alla metà del VII secolo, non presentano materiali di reimpiego che possano dare delle indicazioni su precedenti frequentazioni del sito, l’edificio potrebbe essere forse una rocca.
A complicare le cose ci pensa una Croce processionale d’argento oggi custodita nella Chiesa dei Santi Pietro e Paolo a Morano. Su di essa è incisa a cesello con data e iscrizione: “Huius operis fuit donator o fecit donum Antonellus de Saxoni Almae Domini Sancti Petri” (il donatore di questa opera fu Antonello di Sassone dell’alma chiesa del Signore di San Pietro), la data incisa con numeri romani riporta il 1445!
Senza dubbio possiamo affermare che l’insediamento fortificato occupava una posizione strategica di controllo dell’asse viario che dal valico di Campotenese, attraverso la Valle dell’Ospedaletto, giungeva a Morano per poi proseguire verso Cammarata, non dimentichiamoci che quest’area era interessata dal passaggio della via romana Annia-Popilia che collegava Capua a Reggio. 
A rendere ancora più interessante il luogo è la presenza, all’interno della cinta muraria, di una piccola chiesa con affresco datato al XV secolo che raffigura Gesù Bambino preso per mano dalla Vergine e da San Giuseppe, ai lati a sinistra San Domenico con giglio e a destra San Leonardo.
Sassòne potrebbe essere una delle perle di quella collana di bellezza e potenzialità che Morano non riesce ad esprimere. Anzi, oggi Sassòne rappresenta, insieme ad altri siti moranesi, un mucchio di specchi rotti, la testimonianza di quella perdita di rapporto con i luoghi che li ha resi una discarica dell’oblio, tanto da farceli sentire estranei anche a noi stessi che da questo territorio siamo venuti alla luce e ne abbiamo respirato la prima aria.

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