20 marzo 2016

Cattedrale di luce


Il silenzio è rotto dal ritmico cric-crac delle racchette sulla neve, ogni sforzo brucia l’energia necessaria per ritrovare il mondo perduto a cui aneliamo. 
Dopo il bosco il mondo a cui aspiriamo ci appare con chiarezza: un paesaggio severo e desolato eppure così splendido. Affascinato da questa immensità austera sono preso dalla frenesia di salire ma al tempo stesso non riesco a staccare lo sguardo per riprendere la salita. 
La neve un mantello bianco, fatato. Intorno alberi sepolti da un misto di neve e galaverna. Sembrano sculture che ricordano elfi, mostri ed animali ibernati. 
Un angolo idilliaco fatto di aria immobile e di silenzio rotto a tratti dal rumore della neve che cade dai rami dei loricati. Sto in silenzio con il timore di sciogliere un incantesimo. Questa pace profonda induce a pensare. Mi siedo sulla neve incantato ed ammaliato come se qualcosa o qualcuno mi richiamasse per dare spazio all’infinito, per riempire i miei pensieri e per sentire tutta la bellezza e la meraviglia dell’esistenza. 
Credo sempre di conoscermi, di conoscere me stesso ed il mio corpo. Crediamo di essere capaci di trattenere le emozioni, di essere saldi interiormente. In realtà bastano momenti e scenari di ancestrale bellezza per farmi capire che non conosco abbastanza me stesso e il mio corpo, noi stessi e queste montagne, quelle del Pollino. 
Stordito dalla luce, nell’ardore dell’ascesa col viso bruciato dal sole e dall’altezza continuo a vagare in questo groviglio di gioia e bellezza che compone questa giornata in montagna. 
Amo queste montagne per i suoi paesaggi solenni, per le lotte ingaggiate con le sue vette, per le emozioni ed i ricordi che ogni volta mi regalano, per quel senso di libertà e di gioia di vivere che solo sul Pollino riesco a trovare. 
In questa cattedrale di luce non siamo che ospiti di passaggio, fragili di fronte alla grandezza e l’austerità di questo scenario. Questa è terra di nessuno ed io non sono che un forestiero nella casa del mondo dove mescolo i miei momenti all’eternità delle montagne.

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