26 dicembre 2015

Cuore di luce


Sensazioni nuove, intense. È come chiudere una porta alle spalle, quando varchi quell’ingresso di roccia. Da subito, pochi metri, e t’accorgi che stai lasciando un mondo fuori che senti non appartenerti più. Un qualcosa ti chiama dal buio e tu cerchi di porti in contatto. 
Così la luce baluginante insegue ombre irreali fra concrezioni ed anfratti, camini e cunicoli scavati dall’acqua milioni di anni fa. Non è un incubo, è un sogno, e quella fiammella amica ti invita a violare i segreti della terra, ma anche, e soprattutto, ti aiuta a percorrere l’anfratto più difficile da esplorare: il proprio animo. 
Così metro dopo metro il “Ramo del Fiume” ti rivela ogni piccolo segreto: spettacolari stalattiti e stalagmiti, lo stillicidio diafano dell’acqua, il silenzio supremo, l’oscurità assoluta, lo schietto contatto con le anguste pareti di una strettoia, e ancora, il casco, fedele amico di “testa”, la lampada calda, il traspirante bagnato, il caldo e il freddo, l’odore di adrenalina durante i traversi su pareti fangose e sotto, il vuoto buio di qualche interminabile frattura. Ma, soprattutto le sensazioni, le emozioni più profonde, nascoste nel proprio animo, trasformano e arricchiscono la nostra essenza di una nuova energia: la gioia di vivere. 
Ed ecco che finalmente credi di capire chi ti chiamava quaggiù. I maestosi sassi, illuminati dalla palpitante luce della fiammella, reggono la tua terra, le tue montagne. 
Più in là i sassi si abbracciano, creano una volta maestosa, il loro cielo. Lassù, aggrappate ad essa, tante infinite goccioline: in ognuna di loro riconosci le tue lacrime di gioie e di dolore, versate nella vita e senti una pioggia lontana, già ascoltata di tanto in tanto, ricordata ed ora riveduta nel ventre caldo della tua montagna.
E ti senti libero, completamente libero di infangarti, di cercare, di continuare a provare e portare i tuoi occhi a divertire, la tua mente a sorridere, il tuo cuore ad aprirsi all’impossibile, dove regna il fango e la fatica, dove tutto è immobile, ma dove scopri la terra muta sulla quale l’acqua è passata portandosi appresso il mistero più volte afferrato e poi rifuggito, inseguito per lunghe strade di roccia, come a vedere che venga raggiunto in fretta. 
Arriva il momento di uscire. All’aperto qualcosa di nuovo pulsa nel mio petto. Alzo lo sguardo al cielo. Sto bene, sono felice!
Il nostro ricordo oggi è andato al caro Alessandro, partito troppo presto per l’ultima grotta. Il tuo ricordo è sempre con noi ed oggi sappiamo di aver scorto accanto a noi la tua ombra nelle luci delle acetileni. 
Alzo lo sguardo al cielo, chissà forse sei da qualche parte sbirciante dalle nuvole che attento ricerchi qualche anfratto in quella luce di perenne serenità.
Una lacrima, una pacca sulla spalla, un sorriso, uno sguardo. Alzo di nuovo gli occhi al cielo. Sono felice, di così poco. Sono felice!
Ciao Cobra.

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