19 novembre 2015

Di grotta, di buio e altre meraviglie


Saracena è un ameno centro storico ai confini orientali del Parco Nazionale del Pollino. La sua origine è da mettersi in relazione con la presenza degli Arabi in Calabria, agli inizi del decimo secolo fu presidio di nuclei saraceni insediatasi a guardia della valle del Crati.
Partiamo dalla Piazza e dopo un piccolo dedalo di case percorriamo i sottostanti contrafforti della Cerbina, sotto di noi la gola del Fiume Garga. 
Arriviamo al “laghetto” che non c’è più, adesso rimane un ruscello che si lascia trasportare nell’incavo che conteneva un tempo l’invaso d’acqua. Il luogo è rimasto sempre bello e piacevole da visitare. Panchine e tavoli invitano a distendere i sensi nella pace di questa piccola gola che accoglie il Fiume Garga. 
La giornata è calda, i colori lucenti e vibranti. Si cammina piacevolmente a piccoli gruppi scambiandosi ognuno le proprie storie. Siamo diretti alla Grotta Campanella cavità di origine carsica, un tempo utilizzata per scopi di culto dagli Achei di Sibari, lungo le pendici orientali del Monte Caramolo.
Camminare nella natura si rivela sempre un sano esercizio della mente e del cuore. In questo delicato momento malato di smog che sembra offuscare le intelligenze di molti, ritrovare passione ed interesse per il proprio territorio e soprattutto condividerlo insieme, genera ventate di ossigeno. Solo una maggiore conoscenza del territorio e del patrimonio naturale possono aiutare per rispettarli e valorizzarli.
Proprio questa ricerca di emozioni sopite, resa ancora più urgente dalla frenetica quotidianità, questo richiamo della natura vitale ed ancestrale si fa intenso ed assurge a necessità profonda dell’animo, il ritorno al grembo materno delle nostre origini. 
Proseguiamo lungo questo itinerario dei sensi mentre la luce ci nutre in libertà come una pianta, coltiviamo il nostro tempo per far nascere qualcosa.
Il sentiero, dopo un’area adibita a coltivo, scende bruscamente all’interno di un profondo canale, davanti a noi un grosso ammasso roccioso ci indica che siamo arrivati all’ingresso della cavità. 
Natale carica le lampade di carburo, io vi verso dell’acqua. Flop, flop, plop e d’un tratto dai caschi si levano dei pennacchi di luce. Qualche raccomandazione del Presidente ed a gruppi si entra nella cavità. 
L’emozione è tangibile. Quando varchi quell’ingresso di roccia è come chiudere una porta alle spalle col buio che ti inghiotte. 
Si resta in silenzio, meravigliati davanti alle prime colate. Siamo “al centro della terra” con milioni di tonnellate di roccia sopra di noi. La fiammella sul mio casco palpita nel buio forse a simboleggiare tante cose, il lato oscuro che ognuno di noi si porta dentro o il nobile anelito del conoscere. 
Metro dopo metro l’anfratto ci rivela ogni suo piccolo segreto: il silenzio supremo, l’oscurità assoluta, lo schietto contrasto con le anguste pareti di una strettoia. La storia ci mostra la faccia più nascosta dell’evoluzione e con essa scopriamo anche il coraggio, la curiosità e la determinazione che sta dentro ognuno di noi. Ombre giganti si proiettano sulle pareti, qualcosa di ancestrale lega l’uomo alla grotta. 
L’uomo preistorico immaginava in quelle ombre gli spiriti dei suoi avi. Ma da sempre le grotte sono servite oltre a luogo di ricovero per l’uomo anche per gli animali, sono state luogo di culto e di sepoltura e nel recente passato anche rifugio antiaereo. 
Così la luce baluginante insegue ombre irreali fra concrezioni ed anfratti, camini e cunicoli scavati dall’acqua milioni di anni fa. I maestosi sassi, illuminati dalla palpitante luce della fiammella, reggono la mia terra, le mie montagne. 
Più in là i sassi si abbracciano, creano una volta, il loro cielo. Lassù aggrappate ad essa, tante goccioline: in ognuna di loro riconosco le mie lacrime di gioia e di dolore, versate nella vita, e sento una pioggia lontana, già ascoltata, ricordata ed ora riveduta nel ventre caldo della montagna. 
Arriva il momento di uscire. All’aperto qualcosa di nuovo pulsa nel petto. In giorni come questi ci si sente in simbiosi con gli altri, in perfetta armonia con se stessi in un legame tessuto di fiducia e amicizia. Il fascino della grotta ha colpito ancora, il mondo delle tenebre ha altri amici.
Credo che se si vuole fare davvero qualcosa di buono per la natura, bisogna mostrarla alla gente e dividerla con loro per fargliene apprezzare lo splendore. 

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