27 agosto 2015

Un amore...di montagna



Essere qui tra queste montagne è un appartenere alla terra, un rifugiarsi nel mondo, perché sul Pollino ogni giornata racchiude un’emozione, ogni luogo nasconde un particolare da scoprire.
Camminare nel silenzio delle montagne del Pollino ruba davvero la parola perché ogni passo è scoperta e meraviglia e quando la fatica sembra prendere il sopravvento il paesaggio cambia a catturarti il cuore.
Non c’è soddisfazione più grande di vedere il volto felice dei visitatori che accompagno, meravigliati dagli orizzonti sconfinati, dai luoghi magici e dalle atmosfere surreali, fatte di scorci ancestrali ed altipiani silenti. Sono attimi in cui rivedo, in quei volti contenti, le mie escursioni giovanili, quando provvisto solo della voglia di scoperta e di avventura mi spingevo alla ricerca di questa montagna e forse ancor prima alla ricerca di me stesso. 
Salire su queste cime ha sempre richiesto fatica, bisogna faticare per arrivare alla meta e occorre saper assaporare l’asprezza del territorio per viverlo in tutte le sue sfaccettature. La fatica però non sempre viene ricambiata dalla montagna.
La traccia del sentiero come un filo sottile e sinuoso sale lungo il versante ovest del Pollino. Risaliamo, mentre nuvole lanose dapprima grigie e poi sempre più nere si raccolgono proprio sulla cima, fino ad incombere minacciose come un grosso ragno in attesa di piombare sulla preda. 
Il sole è sparito da tempo, ci sentiamo fragili come esseri privati di una fonte vitale. I primi boati rimbombano sopra le nostre teste, non è prudente continuare a salire. Su questa cresta scoperta siamo troppo esposti ai fili sottili del grosso ragno che incombe sulla nostra testa: i fulmini potrebbero colpirci da un momento all’altro.
Siamo a 150 metri dalla cima, decido di scendere anche se vedo nei volti di chi accompagno che la rinuncia è dolorosa più del proseguire. Nei tanti anni di esperienza in montagna, se c’è una cosa che ho imparato bene è la prudenza, quella spia che si accende e ti assicura alla vita e sa farti riconoscere quando è il momento, seppur difficile della rinuncia, che non puoi proseguire oltre.
Purtroppo viviamo in un mondo dove siamo abituati a vedere l’eroe o il fallito, eppure l’uomo è una persona normale che a volte fallisce ed a volte riesce ed in molti, specie in montagna, non capiscono che si impara esclusivamente attraverso il tentativo ed il fallimento. Perciò la prima cosa che bisogna avere in montagna è il buon senso, a volte è difficile farlo entrare nello zaino, ma guai a lasciarlo a casa!
Mentre scendiamo i tuoni si fanno sempre più insistenti e minacciosi, il temporale ci bagnerà sulla via del ritorno.
Siamo comunque felici perché abbiamo trovato il tempo di divertirci e festeggiare anche senza cima, perché la natura è bella lo stesso e la felicità è in tutto ciò di cui possiamo fare esperienza. 
La felicità la senti dove c’è libertà, la avverti in ogni fibra del corpo, diventi a tratti parte dell’aria e del vento che ti prende l’anima e la porta via con sé.  La felicità è dappertutto, spetta a noi cambiare il modo di guardare le cose. Come la vita anche la montagna chiede fiducia e pazienza, affrontandola passo dopo passo, tra sguardi e silenzi ti sorprende e lascia senza fiato, come un amore che può tradirti se non ne hai cura. La montagna non puoi dimenticarla è come un amore fatto di giorni mai uguali e di una luce che scende su di te e non capisci se sia un temporale o si apre al sole, non puoi dimenticarla la montagna, come un vero amore.

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