4 novembre 2014

L'autunno dentro



Mentre scendiamo nelle ultime luci della sera ognuno di noi si porta l’autunno dentro, un pezzo di vita fatto di tante storie racchiuse all’interno di altrettante storie intrecciate, di colori che si disperdono nell’aria come coriandoli di luce. Torniamo con l’autunno dentro di sole raccolto e trattenuto tra la pace dei sensi sdraiati su un tronco di novecentocinquant’anni. Ci portiamo a casa l’autunno dentro, quello delle montagne generose del Pollino, fatto di grandi silenzi che sanno parlare al Cuore e arrivare fino all’Anima. Non è malinconia questo autunno dentro che sembra primavera, questo caleidoscopio di colori, profumi, sensazioni e stati d’animo.
 
L’autunno dentro è l’Amore che portiamo in ognuno di noi, quell’Amore nascosto che ha bisogno di un caldo e dolce sole per farsi rivelare e tornare ad essere nudi davanti alla Vita, quando i colori sono luce e respiro e l’autunno dentro è solo uno spicchio di meraviglia se guardato con occhi giusti.
Su Serretta della Porticella ci sporgiamo verso il precipizio. I colori irreali di tutto ciò che ci circonda fanno rimanere incantati e senza parole. Siamo a duemila metri di quota. Stiamo vivendo un momento magico, fatto di silenzio dove ci rendiamo conto di come siamo piccoli di fronte a questa immensità selvaggia, grande, dura, magnifica.
Guardo il viso di Danila,  credo che lei sporgendosi verso quel vuoto abbia imbucato l’Infinito. Per lunghi momenti l’emozione ci ha impedito di parlare in quest’angolo lontano dagli esseri umani.
Ce ne siamo stati su questi abissi immensi vivendo un’ora di felicità che non ritornerà mai più, momenti che lasciano cicatrici vive nella memoria.
Arcangelo vorrebbe continuare, rallenta, si ferma a cercare il silenzio perché questo non è solo un luogo dove rifugiarsi ma anche e soprattutto è un luogo dove riscoprirsi in modo “prepotente”.
I venti della sera ci dicono che il nostro tempo a disposizione è scaduto. Per chi saprà ascoltarli portano con se le voci vere della montagna offrendo sogni da raccogliere come frutti maturi. 
Salutiamo per l’ultima volta i guardiani di questi posti incantati, pastori arborei plurisecolari, contorti, avvinghiati su se stessi consunti dal tempo e dalle tenzoni con gli elementi, sembrano figure umane che quasi ci vengono incontro e mettono un po’ di soggezione, esplodono possenti ancorandosi con le loro radici come tentacoli a reggere il peso di chiome folte e grandiose, altre secche e vacillanti. 
La sera cala velocemente stupendoci con i colori del tramonto sulle pareti del Monte Pollino, un rosa pastello carico di misticismo che lascia senza fiato. Ci ritroviamo immersi nell’oscurità del bosco, questa ebbrezza di perderci nel tutto, in un’atmosfera che travalica i confini del sensoriale e dà l’illusione di varcare regioni terse dello spirito. 
Lungo il sentiero, Teresa continua ad avere la stessa tenacia della mattina, la stessa sete di Spirito, la sua voglia di combattere, di cercare, di trovare e non cedere. Grazie Teresa perché oggi mi hai insegnato tanto.
Nonostante torni tante volte tra questi luoghi, il ripetersi di momenti sempre vivi non scalfisce la mia capacità di emozionarmi dinanzi a questa bellezza che nutre, insieme ai miei figli, la fame di Senso dei miei giorni.
Sono qui ancora una volta su questo confine dove la luce ed il mistero si fanno sottili e dove dopo tanti anni ho scoperto di avere e portarmi a casa, oggi più che mai, l’autunno dentro.

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