7 dicembre 2013

L'"avvento" moranese


Succede di solito ogni cinque anni che “la noia mortale del mio paese” viene stravolta dal delirio della campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale.
Dovreste viverlo il nostro “avvento”, una tranquilla realtà viene sconvolta, tutti si accorgono, vorrebbero, propongono, tutti dispensano consigli, condanne ed assoluzioni, i bruchi diventano farfalle, i “ciechi” riacquistano la vista: la ricerca del consenso fa miracoli.
Qualche mese prima delle elezioni tutti ti salutano, l’”avvento” porta con sé perbenismo ed educazione ed anche tanta ipocrisia e faccia tosta. Qualche mese prima della tornata elettorale Morano si riempie di “cammelli, cammellieri” e portatori di voti che a quanto pare dalle nostre parti non hanno fatto il loro tempo, anzi.
Le liste vengono fatte in base al parentado “grosso”, non contano le competenze e l’istruzione, conta il censo elettorale che il candidato potrà garantire, perché al mio paese quanti voti hai, tanto vali!
Negli ultimi anni vanno di moda i candidati nelle forze dell’ordine e delle aziende statali, magari sono animati da un alto senso civico perché no, ma la sensazione è che a far gola siano le ferie pagate. Poi ci sono coloro che nonostante decenni di sconfitte elettorali, continuano a "provarci" come se l'amministrazione comunale fosse un terno al lotto. Poi ancora, candidati che te li ritrovi in lista senza mai averli visti e sentiti nominare e ti chiedi: ma prima dove stava questa gente? Dov’erano questi giovani e meno giovani che all’improvviso hanno a cuore le sorti di Morano? Possibile che Morano sta a cuore proprio a tutti quando c’è da ricercare un consenso elettorale piuttosto che mostrare di essere disposti a rimboccarsi le maniche per cercare un autentico "bene comune”?
Spettacolare poi la “cerca dei voti” porta a porta, l’unico momento dopo la Festa della Bandiera che l’antico borgo si rianima, tutti i candidati che stanno “nelle case nuove” solo e soltanto in quel momento si ricordano del centro storico per poi essere di nuovo dimenticato a fine campagna elettorale. 
Ogni candidato deve recarsi personalmente a chiedere il voto, dimenticarsi di questa “democratica tradizione” potrebbe significare la sconfitta. Il consenso si costruisce con una capillare e minuziosa opera di penetrazione nelle menti, è la politica “ru piaciru”, quel senso di gratitudine che diventa quasi ricatto, un modo di fare che è una prassi consolidata per prendere consensi e della quale anche il cittadino-elettore la considera come una naturale valorizzazione del proprio voto per essere governato (sic!). Il "mi ha chiesto il voto non potevo non darglielo" ci aiuta a sentirci meno colpevoli e per molti farsi chiedere la preferenza è un modo per sentirsi più vivi. Non ci si annoia proprio nei giorni dell’”avvento” moranese, giorni in cui ognuno potrà concedersi un po’ di gloria e con la scheda elettorale vivere una vera e propria catarsi.
Durante la campagna elettorale si ripete il volantinaggio con lettere anonime disseminate a caso lungo le vie del paese, racconteranno di clientelismi e favori sottaciuti, lettere che rappresenteranno il gossip nostrano, quello casareccio per intenderci. Per come la penso è troppo facile sparare da dietro i muretti, troppo comodo nascondersi dietro l'anonimato minando la serenità del paese e creando un clima di sospetti e di ostilità. Chi si nasconde dietro l’anonimato non è un uomo è un vigliacco.
Il giorno del voto molti candidati ti aspettano nei pressi del seggio elettorale, nei loro sguardi si percepisce “mu rona lu votu?!”, alcuni ti salutano in modo inusuale, come se volessero assicurarsi che la preferenza vada a loro piuttosto che ad un altro. All’uscita poi ammiccamenti ed occhiolini stemperano gli animi e addolciscono il momento.
Comunque credo che i momenti più divertenti in assoluto sono la chiusura dei comizi e lo spoglio. I comizi elettorali il più delle volte quando si infiammano diventano una sorta di sceneggiata napoletana, i commedianti non mancano, tutti decidono di darsi un ruolo, scegliere un personaggio, in realtà nessuno sa darsi una struttura che dia un senso e costruisca un progetto. Durante i comizi, i presenti non lo sanno, tutti vengono “sezionati” per parentela, lavoro, amicizia ed interesse.
Lo spoglio invece rappresenta l’esito di una vera e propria partita di pallone. Interisti contro juventini con tanto di sfilata finale ed il bello è che nel corteo del vincitore c’è di tutto: da chi ha sempre parlato male del vincitore fino a coloro che pubblicamente hanno votato per un altro candidato, si sa “tengo famiglia” e non importa il valore e gli ideali, importa autoconservarsi e rispettare le gerarchie feudali indipendentemente dalla propria affiliazione e dalle proprie idee.
Comunque tranquilli finite le elezioni tutto tornerà alla normalità.
Prima che di amministratori Morano ha bisogno di abitanti, di abitanti che siano i fautori stessi del loro destino, abitanti che sappiano sverniciare la loro modernità “incivile” che sappiano esprimere almeno una volta al giorno ammirazione per qualcuno. Abitanti che sappiano dire quello che vedono assai più di quello che pensano. Abitanti che sappiano dare attenzione a chi cade e aiutarlo a rialzarsi, chiunque sia. Perché è fra gli abitanti che si cercano i buoni amministratori.
Siamo sempre impegnati a demolirci a vicenda piuttosto che cercare una sana collaborazione per iniziare a costruire qualcosa e sotterrare per sempre l’antico dettame che vige nella nostra terra “mors tua vita mea”. Eppure Morano è piena di abitanti integri, onesti, franchi e privi di vanagloria che si impegnano anche gratuitamente per rendere migliore questo paese ma a quanto pare il lavoro di squadra è e resta una meta ancora lontana.
Ora tutti andranno a caccia dell’untore che inquina, che infetta ed avvelena i sentimenti ed il vivere comune, che disperde le certezze, affossa le innocenze, che taglieggia l’immaginazione e tutela la sfiducia. Eppure da molti anni ormai la grande sinfonia della doppiezza e della finzione si propaga tra i vicoli del mio paese sempre più abbandonato e si diffonde giorno dopo giorno tra le colline ed i campanili alcuni già muti, non battono più né a morto né a festa, una sinfonia che allunga le distanze e porta oblio in questo luogo che perde abitanti, mentre coloro che restano sembrano aver dato addio a tutti gli altri, un luogo dove ognuno è re di se stesso e schiavo degli altri.
Benvenuti nella Morano del XXI secolo!

5 commenti:

Anonimo ha detto...

Almeno l'imu ha salvato me e la mia famiglia dalla «passione» delle elezioni comunali con un semplice .....cambio di residenza.

Nuwanda ha detto...

Caro anonimo ci sto pensando pure al cambio di residenza. Con i prezzi dell'affitto che girano a Morano e con i prezzi degli appartamenti e delle case nel centro storico ne compri una in città. Purtroppo Morano non offre più niente a livello sociale e soprattutto umano. Purtroppo!! Prova ne è i sempre meno moranesi che tornano durante le feste e le ricorrenze.

Mirella Passarelli ha detto...

Cose che accadono in tutta Italia, purtroppo...Complimenti a Roberto.

Nuwanda ha detto...

Concordo con te Mirella. Grazie dei complimenti e di avermi fatto visita.

Mirella Passarelli ha detto...

Cari saluti...

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