24 luglio 2010

L'Ultimo Romantico

Il silenzio del bosco è un silenzio che non fa paura. Lo percepisci quando la tua anima si trova sola, spogliata dalla pesantezza della quotidianità del vivere sociale, soltanto allora ti rendi conto che la vita è un istante prezioso e che è bello vivere la tua passione abbracciato da un mare smeraldo, spumeggiato qua e là da gemme luccicanti di sole.
Se tolgo l’amore di mia madre e quello bello, appassionato ed incondizionato di Cesira nessuno mi ha mai amato come la montagna. Parlo di queste mie montagne, quelle del Pollino, con i suoi sentieri ora ombrosi delle faggete ora assolati delle pietraie e degli estesi pianori, con i suoi immensi boschi che ho scoperto sorgente dopo sorgente, rupe dopo rupe e di cui molti angoli rimangono a me sconosciuti e in parte credo lo rimarranno per sempre. Sono molto affezionato a queste montagne, sono molto affezionato a questi sentieri.
                            
Il 16 luglio, festa della Madonna del Carmine, la più importante del mio paese, spinto da un richiamo misterioso ho sentito l’esigenza di andare per montagne e mentre salivo da Colle del Dragone mi sono meravigliato nel non incrociare o non venire superato da nessun’auto. Piano Ruggio era deserto, non c’era nemmeno l’irriducibile venditore di formaggi, il rifugio De Gasperi desolatamente chiuso. A Colle dell’Impiso non ho trovato nessun’auto parcheggiata, non mi era mai capitato in tanti anni di escursioni. Sono le 8:50 quanto carico lo zaino sulle spalle e mi metto in cammino.
Ho voglia di ritornare su sentieri che non percorro da moltissimi anni e che mai ho salito da solo. La cresta SE di Serra delle Ciavole mi attraeva da tempo, sono diretto lì con la voglia di incontrare vecchi amici, vecchi pini loricati con cui non chiacchiero da più di tredici anni.
La mia solitudine per montagne serve a mettere a fuoco i valori più giusti e gli affetti più sinceri. Ne ho bisogno per ritagliarmi un pezzo di cielo sgombro di nubi. Per ritrovare l’ingenuità e l’incoscienza di un bambino. Per ritrovarmi a dialogare con me stesso e comprendere che questa solitudine, scelta e non subita, mi avvicina di più a Dio.
Cammino piano per non disturbare questa pace, non ho parole più forti del silenzio, un silenzio che nel bosco mi avvolge colmando i vuoti della mia anima.
La giornata è calda, sul Piano di Pollino vengo letteralmente divorato dalle mosche, provo a scacciarle più volte ma insistenti si rituffano sul mio corpo ed io non posso far altro che desistere.
Il Piano di Pollino chiude a levante verso il passo delle Ciavole, alla nuda parete Nord di Serra Dolcedorme si contrappone il versante Est di Serra delle Ciavole punteggiato da grossi pini loricati abbarbicati sulle balze rocciose di vetta. Il pianoro sta per finire, lascio sulla sinistra i possenti massi erratici e piccolissimo di fronte alla due vette che come oracoli mi osservano, mi incuneo all’interno del bosco seguendo una striscia di terra battuta. Finalmente un po’ di frescura.
Il bosco qui è diverso, più basso, più radente, le cortecce dei faggi sono lisce e lucenti, i tronchi contorti e sottili, i rami sono più spogli come a testimoniare la sottomissione di queste piante a chissà quale immane forza invisibile che si scatena forse più qui che altrove.
Ridiscendo verso il Piano di Acquafredda. Grossi faggi ultracentenari come figure grottesche leonardiane muti spiano il mio andare. Solo io e la montagna, il mondo delle solitarie è un esperienza unica ed irripetibile.
Arrivato sullo splendido Piano di Acquafredda mi dirigo verso la piccola Valle omonima e imboccato l’ampio sentiero che risale in diagonale la cresta SE di Serra delle Ciavole mi inoltro ancora una volta all’interno del bosco. Passano minuti di calma e frescura poi riemergo nel caldo blu del cielo.
Il “Pino Guardiano” della cresta mi viene incontro, mi saluta e ci abbracciamo.
- “Sbaglio o ti trovo un po’ più in carne”.
- “Sbaglio o ti trovo più contorto e un po’ rattrappito vecchio mio” gli rispondo indispettito. Sorridiamo. Poi la sua voce diventa seria e sommessa.
- “Qui non è più come prima. In molti ci hanno lasciato, caduti sotto i fendenti degli Spiriti delle Tempeste. D’inverno con turbini e tormente ci percuotono con violenza, d’estate le loro saette cercano di penetrare le nostre corazze”.
Ascoltavo in silenzio. Poi riprese con voce rotta dall’emozione:
- “Quando si diventa vecchi e stanchi nulla possiamo contro i loro colpi. Per fortuna ogni anno giovani Pini Guerrieri crescono vigorosi per sostituire i loro fratelli stramazzati al suolo. Ma la nostra morte non è vana, marcendo diventiamo nidi di bombi e rifugio di coccinelle”.
Prima di congedarmi il buon vecchio e saggio Pino Guardiano aggiunse:
- “Il cuore degli uomini non è come quello della natura. Se la Grande Madre distrugge essa sa come ricostruire. Il cuore di alcuni uomini è peggio degli Spiriti delle Tempeste. Va ora, saluta gli altri e sali verso la cima. Poi percorri tutta la cresta fino alla Grande Porta del Pollino, passando dalle Rocce Bianche dove c’è la Grande Fessura potrai ammirare gli ultimi Uomini di Pietra”.
Abbraccio il Pino Guardiano senza proferire una parola, i suoi rami mi stringono forte, mi volto di scatto e senza girarmi salgo su per la cresta, due rivoli di lacrime calde rigano il mio viso.
Lungo la cresta lo spettacolo è terribile, pini consunti dagli elementi giacciono per terra. Mentre salgo ascolto i racconti dei Pini Guerrieri, mi parlano di squarci profondi, di corpi dilaniati ormai morti e marcescenti. Ascolto racconti di rami protesi che cercano di sorreggere e soccorrere altri compagni ormai in procinto di cadere. Vedo corazze scalfite, rami mozzati, sento racconti di ferite lunghe e profonde ora rimarginate altre ancora aperte e sanguinanti. Brandelli di tronchi e rami sono sparsi lungo profondi canaloni. Meglio non trovarsi in questo luogo quando la battaglia infuria. Supero giganteschi ossi argentei, la cresta ad un tratto si impenna, fioriture meravigliose mi si dipanano davanti. Tappeti di ginepro attutiscono la mia lenta salita, sento il ronzio dei bombi che entrano ed escono dai tronchi morti dei Guerrieri, leggere farfalle volano accanto alla mia ombra mentre alcune coccinelle si posano sul mio zaino, altre ancora sulle braccia mi accompagnano fino alle praterie d’alta quota. Un ultimo sperone di roccia poi il mucchio di sassi della cima ed infine il cielo, non c’è più niente da salire.
                               
                               
Quello delle solitarie è un mondo fatato e terribile allo stesso tempo. Un mondo fatto di allucinazioni ora fantastiche ora reali.
E’ pomeriggio quando i miei sensi sembrano dilatarsi fino a cogliere sensazioni nuove…bisbigli del passato. Nel silenzio della solitudine vivo i lenti ritmi delle stagioni, vedo ombre di antichi pastori che si muovono tra le rocce, briganti che si nascondono nelle intricate foreste, perdute mandrie che pascolano sulle praterie d’alta quota. Sono momenti di particolare suggestione in cui i miei sensi scorgono figure, volti, luoghi.
Alla Grande Porta del Pollino ho fatto visita al sepolcro di “Zu Peppu” e ho capito perché il cuore degli uomini è peggio di quello degli Spiriti delle Tempeste. Prego aspettando le ultime luci.
Nell’ora del tramonto vengo stordito dal profondo silenzio che mi avvolge. Nelle luci che si vanno spegnendo sento qualcosa nell’anima che mi ricolma di gioia profonda e di calma. E’ un momento, un attimo che mi scalda il cuore. Sono solo in questa immensità, è un momento che non dimenticherò mai.
Ritagli, spicchi di sole all’orizzonte vengono ingabbiati da intricatissimi rami. Ancora un attimo poi resto solo nel buio.
Nel mondo delle solitarie ho trovato la mia salvezza, in questo mondo sfumato di sentimento ogni volta fuggo dai tradimenti della vita e dai deleteri mutamenti dell’animo umano.
Mentre supero la Piana di Pollino, alla luce della lampada frontale, penso che oggi non ho incontrato nessun’uomo lungo il mio cammino e che ho vissuto un altro tempo, ho calcato altre dimensioni, ho capito che, come nell’amore, è più difficile saper ascoltare che parlare.
C’è una luce che scende lungo il Piano di Toscano. I Pini Guerrieri più giovani si agitano: “cos’è quel bagliore un fulmine o del fuoco? c’è da prepararsi alla battaglia”. Ma il vecchio Pino Guardiano con voce beffarda zittì subito le giovani piante: “lo vedremo ancora figli miei, lo vedremo ancora, di lui non temete, un giorno sarà con noi in battaglia, perché come noi anche lui porta le sue cicatrici sul cuore. Quella luce  figli miei è l’Ultimo Romantico”.

9 commenti:

U Lupu ha detto...

A volte, caro fratello, si ha bisogno di fare ciò, che il nostro corpo chiede con estrema disperazione. Andare in solitaria era ciò che dovevi fare...me ne hai parlato da tanto tempo e come le cose spesso accadono per insegnarci tanto, sei andato proprio dove la tua anima ha voluto. Non è stato un caso che non c'era nessuno....il mondo ha semplicemente condiviso con te, la tua storia!
Sono felice per te...
Un forte abbraccio

indio ha detto...

Le solitarie hanno sempre un grande fascino.. perchè là, in quelle vastità siamo solo noi è la grandiosità della natura... e si provano quelle sensazioni ben evocate dalle cose che hai scritto e dalle tue foto. Serra delle Ciavole è davvero un tempio sacro..
A presto, spero di incontrarti un giorno alle alte quote...
Indio

dolcedorme ha detto...

Non ci crederai, caro "Poeta", ma è da ieri che sento questo richiamo: Una solitaria... e dove? E' da ieri, si, da quando mi sento chiamare dal "Nostro" Pollino, che sto pensando a questo identico percorso... C'è qualcosa che non va, caro "Poeta", il fatto è che io vedo adesso, dalle foto,(perchè non ho ancora letto il post, ma mi sono già emozionato) che tu hai sentito la stessa identica "forza" che ti attraeva verso quei precisi posti che io stavo immaginando. Penso proprio che leggerò, adesso, prima ancora di viverle, le stesse emozioni che proverò domani. Vado a vivere il tuo viaggio tramite le tue parole, poi il "rito" dello zaino, il sonno ristoratore, e sarò pronto a seguire i tuoi passi... un abbraccio, Poeta.

dolcedorme ha detto...

Ho letto, Poeta...e le lacrime hanno vinto...

Adalberto Corraro - Infopollino ha detto...

"Nulla è più popolato della nostra solitudine"
un abbraccio e spero a presto

falcotrek ha detto...

"Nell’ora del tramonto vengo stordito dal profondo silenzio che mi avvolge."
Credo che il senso della tua ricerca sia condensato in queste parole: complimenti per l'esperienza trascorsa e per la sintesi di emozioni raccolta nelle tue parole, filo diretto fra anima e istinto.
a presto, magari sulle montagne ...
P.

elvira73 ha detto...

...ultimo dei romantici ma anche pioniere di un profondo senso di libertà...libertà intesa come dialogo assoluto con se stessi, con le proprie paure, i propri piaceri e con tutte le virtù che Madre Natura ha donato a noi allo stesso modo che ai Suoi figli diretti...
Grazie perchè infondi e diffondi grandi emozioni.
Elvira

domriga ha detto...

Ciao roby, sei sempre un grande per come riesci a trasmettere emozioni. Io ho percorso questa cresta con mia moglie (all'epoca fidanzata) la prima volta diversi anni fa e ricordo che fummo estasiati dai panorami e dalla bellezza struggente di quei loricati.... Un abbraccio forte e ancora grazie

Pollino ..... culla degli dei ha detto...

soltanto chi affronta la vita con medesino spirito tenace, coraggioso e sensibile può entrare così in contatto con questi nostri possenti Guerrieri.
grazie per la poesia.

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