21 novembre 2016

Vivere la montagna



Una montagna che è innanzitutto passione ma anche divertimento, voglia di scoperta ed esplorazione interiore, questo il filo conduttore della bella serata trascorsa insieme agli amici rendesi dell’”Associazione Bruzia – Amici del Cammino di Santiago”. 
La montagna è diventata un luogo dove rifugiarsi quando le cose non vanno bene, un luogo dove ascoltare ed essere ascoltati, comprendere ed essere compresi. Questo mi ha dato la possibilità di arricchirmi interiormente e di sentirmi vivo, nel fisico e nella mente. 
Protagonista il territorio variegato del Parco Nazionale del Pollino con i suoi grandi spazi e vibrazioni luminose. 
La montagna del Pollino, un tempo luogo di pastori, briganti e boscaioli, oggi Parco Nazionale, un’area protetta tra le più grandi d’Europa, da vivere e visitare in tutte le stagioni ma, come tutte le attività vissute all’aperto, bisogna dare molta attenzione alla sicurezza, in quanto i pericoli della montagna legati al nostro comportamento possono condizionare una giornata piacevole e spensierata, per cui conoscere i rischi aiuta a prevenirli e a ridurli.
Una montagna da vivere come metafora del cammino lungo i sentieri della vita e della crescita, anche interiore. Montagna come cambiamento, come occasione educativa cercata intenzionalmente, per compiere quel viaggio interiore che ci possa portare a riconsiderare la nostra condizione di essere umani.

Le foto di questo post appaiono per gentile concessione dell’Associazione Bruzia – Amici del Cammino di Santiago

7 novembre 2016

Passi nel silenzio



Quando ci fermiamo il silenzio penetra i nostri sensi mentre raggi obliqui, oro e arancio, filtrati dai rami, fanno risplendere tronchi ricoperti di fitti licheni. 
Il nostro andare è uno struscio di foglie mentre ogni tanto scorgiamo in alto la caducità della vita, ora gialla ora rossa, ancora appesa ai rami che rincorrono il cielo. Piano i nostri passi ci portano alla meta.  
Il “Patriarca” è imponente, si erge da una rupe rocciosa come un gigantesco “pastore arboreo” a guardia della faggeta sottostante del Bosco Pollinello. Sta lì come una creatura magica, ferma in quel luogo a scontare chissà quale incantesimo, forse quello di un volo pietrificato con le “braccia” verso il cielo, forse come noi uomini di montagna che aspiriamo alla cima solo per guardare l’orizzonte ed il suo paesaggio. Questa è terra dove ogni cosa è legata insieme come i grani di un rosario. Questa terra è la mia chiesa. 
Il sole ci cammina accanto mentre ci lasciamo alle spalle la Serra del Pollinello, il respiro si fa sempre più affannoso rompendo la calma del mistero che insieme viviamo come catapultati in un universo estraneo ma accogliente, così al tramonto le pietre trattengono i raggi del sole e quando ci infiliamo nel bosco le voci vere della montagna ci offrono sogni da raccogliere come frutti maturi e nuove mete da vivere e progettare, perché l’età è solo un dato anagrafico. 

22 ottobre 2016

“Aurea 2016” - Borsa del Turismo Religioso e delle Aree Protette



Giunta alla sua XI edizione, cinque si sono svolte in Calabria,  si è aperta il 20 ottobre alle ore 11:00, nella splendida cornice del Santuario di San Francesco a Paola (CS), “Aurea 2016”, la Borsa del Turismo Religioso e delle Aree Protette, manifestazione patrocinata dalla Regione Calabria e dalla CEI che proseguirà fino al 22 ottobre. 
Quest’anno Calabria e Sicilia uniscono le proprie vocazioni turistiche e l’offerta in ambito religioso e naturalistico per proporre e raccontare la storia e la natura attraverso i tanti eventi religiosi e popolari che caratterizzano le due regioni. Un coinvolgimento realizzato nell’ambito delle azioni previste da due progetti interregionali di eccellenza e finanziati dal POR 2014/2020 con lo scopo di sviluppare un efficiente sistema di accoglienza e di accesso dedicato al segmento del turismo religioso e naturalistico e di promuovere una rete regionale di itinerari finalizzati alla realizzazione di pacchetti turistici tematici.
La cerimonia inaugurale ha visto l’intervento del Presidente della Regione Mario Oliverio e l’Assessore al Turismo della Regione Sicilia Anthony Emanuele Barbagallo, presenti anche Mons. Mario Lusek Direttore dell’Ufficio per la Pastorale del Tempo libero e Turismo della CEI, il Sindaco di Paola Basilio Ferrari, padre Gregorio Colatorti Rettore Provinciale dei Minimi di San Francesco di Paola ed il Dirigente Generale del Dipartimento Turismo della Regione Calabria Pasquale Anastasi. Ha coordinato i lavori Maurizio Boiocchi esperto di turismo religioso e direttore responsabile della rivista “Luoghi e Cammini di Fede”. Ha portato anche il suo saluto alla cerimonia inaugurale l’Arcivescovo di Cosenza Francesco Nolè.
La manifestazione, cresciuta di anno in anno, ha coinvolto in questa edizione cinquanta buyer provenienti da venti nazioni e oltre duecento operatori che hanno proposto un’offerta turistica religiosa e naturalistica.
Tra i dati interessanti è emerso che il 35% dei viaggiatori si muove su segmenti di turismo religioso contando più di 300 milioni di viaggiatori all’anno, con un mercato che si aggira intorno agli otto miliardi di euro. Un turismo, dunque, che rompe schemi codificati per aprirsi ad una nuova figura di turista, quella del viaggiatore-pellegrino che va alla ricerca di momenti che arricchiscono la sua crescita interiore, rispettando l’ambiente ed esplorando la propria anima attraverso la cultura del territorio ma anche attraverso la sua enogastronomia legata, soprattutto, alle pietanze rituali di alcune feste tradizionali. 
Altrettanto interessanti il Forum Regionale e le Tavole Rotonde sul Turismo naturalistico e religioso tenutosi nel pomeriggio che hanno visto alternarsi appassionanti e pregevoli interventi che hanno evidenziato l’idea di un turismo dal volto umano, per cui il turista non è soltanto un cliente a cui offrire un pacchetto, ma un ospite con cui entrare in relazione e rendere protagonista della vita del territorio.

11 ottobre 2016

Sul Pollino...



Il Pollino è un mondo di libertà, passione e divertimento possono portarti ad esplorare questa montagna in ogni sua forma, dove la natura e i paesaggi straordinari rendono questi luoghi incantati, unici e speciali.
Per chi vive questa montagna “di passaggio” rimane sempre smarrito dall’esperienza unica che alligna, lontano dal caos cittadino, immerso nella profondissima quiete di questo territorio ove per poco il cuor non si spaura. 
Non si avverte in questo Patrimonio dell’Umanità, qual è il Pollino, la dimensione turistico-economica di massa, quella prigione di sfruttamento che ha invaso altri luoghi “firmati”, riducendoli a stadio, facendo dimenticare al viaggiatore l’emozione della contemplazione, lo spazio montuoso come specchio dell’anima, il desiderio di riconciliarsi con se stessi, al posto della vanità ludica sportiva dell’ascesa fatta di “tutto incluso”. Sul Pollino di “tutto incluso”, se vuoi riappropriarti della tua libertà, c’è la fatica ed il peso dello zaino sulla spalle, l’unica cosa di cui hai bisogno. 
Nessun luogo della Calabria e della Basilicata, credo, sa trasmettere al meglio il silenzio solenne, la contrapposizione tra orizzonti sconfinati e dirupi verticali, tra il caldo delle valli sottostanti ed il freddo delle creste ardite battute dai venti, tra la crudezza di luci ora violente ora dolci, contrasti forti che sanno ancora di atavico e selvaggio. 
Il Pollino è una terra per molti approdi e provenienze, ogni istante è pervaso da profumi ed atmosfere diverse, fatte di roccia, alberi, orizzonti e nuvole che corrono nel cielo, non sei mai triste forse solo un po’ inquieto per quell’inesprimibile che ti avvolge e non riesci a tradurlo con il linguaggio dell’esperienza vissuta. 
Il Pollino va amato non conquistato, è una montagna che devi sentire dentro come fosse una parte di te che riesce a catturare sogni, emozioni, paure e gioie. 
Sul Pollino la Natura cammina con te fianco a fianco e la puoi respirare pregna di freschi profumi, facendo ritorno a te stesso.

30 settembre 2016

Serra Dolcedorme



Dopo due anni Giancarlo ha salito tutte le cinque cime del Parco Nazionale del Pollino che superano i 2000 metri. Per ultimo ha lasciato Serra Dolcedorme, 2.267 metri che torreggiano sul Meridione d’Italia. Per un ragazzo di Chiaravalle, cresciuto a pochi chilometri dal mare, è un sogno che si realizza, come se tutto questo l’avesse sentito nel sangue senza poterlo reprimere.
Me lo ricordo all’inizio, titubante e poco adattato alle altezze austere del Pollino, poi sempre più tenace e curioso capace di attingere ad una forza interiore a volte ancor più decisiva di quella fisica. Di lui mi è piaciuto subito il suo modo di vivere la Vita, come ci si sente e non in base al calendario.
Dopo i tanti momenti ed emozioni che ci hanno arricchito reciprocamente, Giancarlo mi ha definito il suo “Virgilio del Pollino”, eppure io non rappresento certo la ragione, ne Giancarlo ha bisogno di essere riportato sulla retta via, visto che è un ragazzo con i piedi ben piantati in terra. Tuttavia mi ha fatto molto piacere questa sua definizione, visto che la prima volta, a poche decine di metri dalla vetta del Monte Pollino, rinunciammo per l’imminente temporale e la mia presenza di guida portò Giancarlo alla ragione perché la Natura non va sfidata ma rispettata. 
Più volte, come un “Dante dell’Anima”, Giancarlo è rimasto solo con se stesso, forse trovando le risposte a quelle domande che nel quotidiano non si sa come rivolgersele, perché il pensiero immerso nell’infinito e nello splendore di queste montagne trova la sua più grande libertà.   
Durante la salita una mescolanza di colori, profumi, sensazioni e stati d’animo incollano gli occhi al cielo ed a questi paesaggi sconfinati che si perdono oltre la linea dell’orizzonte.
Sulla cima l’emozione è tangibile, restiamo in silenzio. Sotto, tra i dirupi, ciuffi di nubi risalgono soffiate dal vento rendendo l’atmosfera ancora più irreale.
Quando è giunta l’ora di scendere ho avuto la sensazione che Giancarlo quel momento voleva non arrivasse mai e che quella cima durasse all’infinito. Si è rivolto alla vetta salutandola come ci si distacca da una persona cara, come se in quell’attimo, prima della discesa, per lui si chiudesse un cerchio ed una velata tristezza si impadronisse della conclusione di quel sogno avverato. 
Mentre ci dirigevamo verso il Patriarca, inghiottiti a 2.000 metri dal vapore grigio della nebbia, abbiamo canticchiato qualche pezzo degli 883, memori di ricordi ed avventure giovanili vissute similmente a distanza quando ancora non ci conoscevamo.
Credo che questa bella esperienza lascerà in Giancarlo dei ricordi profondi, per la bellezza dei luoghi raggiunti e per le sensazioni vissute e soprattutto sarà fonte di nuove energie. Io sono contento di essermi reso partecipe di questa sua meravigliosa esperienza che resterà per sempre e che legherà indissolubilmente le nostre vite, io un sincero “Virgilio del Pollino” che in questi lunghi anni di peregrinazioni sono riuscito a ritrovarmi, lui da moderno pellegrino “Dante dell’Anima” dovrà forse, lungo il suo viaggio, cercare ancora o ritrovare... l’apparizione della sua Beatrice!
Vai oltre. Oggi, domani, sempre. Vai oltre.